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Articoli

Cenni di prevenzione delle ulcere flebostatiche degli arti inferiori

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Non si può arrivare a parlare delle ulcerazioni venose degli arti inferiori senza avere idea del continuum che è rappresentato dalla malattia venosa cronica (MVC). Siamo purtroppo abituati a considerare questa patologia come secondaria e soprattutto da affrontare solo quando visibile sia clinicamente sia sintomatologicamente. La realtà però è un’altra. Lo studio del Vein Consult Program, pubblicato nel 2012 e che raccoglieva i dati da un campione di oltre 10.000 pazienti dell’ovest Europa (7 paesi), ha dimostrato in maniera inequivocabile come nella nostra società 8 persone su 10 siano afflitte da un qualsivoglia stadio della MCV indipendentemente dal grado di gravità con cui si manifesta e dalla presenza di sintomi (22% malattia con segni senza sintomi, 42% di malattia con sintomi senza segni). (1)

Ormai è assodato che la patologia venosa si sviluppa quando compare un aumento della pressione venosa ortostatica ed il ritorno ematico è ostacolato da incontinenza del circolo superficiale o profondo, delle perforanti, ostruzione venosa o associazione di una o più condizioni. Datano almeno al 2006 gli studi che dimostrano senza possibilità di equivoco come la relazione emodinamica – flogosi sia alla base della sintomatologia e scateni il danno d’organo che se non trattato adeguatamente, sconfina senza possibilità di arresto spontaneo negli stadi più gravi della malattia, quelli con danno cutaneo visibile. (2)

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Giugno 2018 17:29 Leggi tutto...

Focus: quali sono le fasce muscoloscheletriche e come funzionano?

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Focus: quali sono le fasce muscoloscheletriche e come funzionano?

 

Per poter comprendere la funzione delle fasce muscolo-scheletriche è fondamentale conoscere  la loro anatomia e la loro correlazione nel corpo umano.

Il termine “fascia profonda” si riferisce allo strato di tessuto connettivo denso, fibroso e ben organizzato che interagisce con i muscoli. Il ruolo della fascia profonda è quello di mettere in comunicazione gli elementi anche distanti del sistema muscolo-scheletrico mediante la trasmissione di forze (1).

A seconda dello spessore e delle relazioni con gli strati sottostanti possiamo individuare due tipi di fasce muscolari: la fascia aponeurotica e la fascia epimisiale.

Il termine “fascia aponeurotica” indica uno spesso (1mm) strato fibroso ben definito che riveste e mantiene in loco un gruppo di muscoli o che funge da  inserzione ai muscoli larghi. Questo tipo di fascia è costituita da più strati composti da fibre collagene in parallelo con una disposizione a “onda”, questi sono tra loro orientati formando angoli di 75°-80° differenziandosi così dai tendini che contengono fibre disposte in una unica direzione (2). La fascia aponeurotica si continua con il periostio, il paratenon, il fascio neurovascolare e le capsule articolari; alcuni esempi sono la fascia toracolombare, la bandelletta ileotibiale e la fascia antibrachiale.

Esiste un fitto network di arteriole e vene tra i sottostrati profondi e superficiali di tale fascia(3); Warveille e Battacharaya hanno dimostrato  che essa contiene anche canali linfatici percorsi da un abbondante flusso di liquido linfatico (4). All’interno della fascia aponeurotica troviamo un alto numero di terminazioni nervose sia libere che incapsulate(inclusi corpuscoli di Pacini e Ruffini) che sono strettamente collegate con le fibre collagene circostanti e lo stroma fibroso che costituisce la fascia; l’innervazione della fascia aponeurotica è maggiore negli strati superficiale e intermedio mentre è quasi inesistente nello strato profondo; si ipotizza che la  maggiore o minore presenza di terminazioni nervose  sia legata alla loro funzione.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Marzo 2018 14:55 Leggi tutto...

Epigenetica e rischio cardiovascolare

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di Francesco Martino ed Eliana Martino.

Le malattie cardiovascolari (MCV) sono la principale conseguenza dell’aterosclerosi, un processo cronico-degenerativo che, come dimostrato da importanti e numerose ricerche, ha le sue origini in età pediatrica, fin dall’età gestazionale. Ogni anno nell'Unione Europea si verificano 1,8 milioni di decessi e si spendono circa 210 miliardi di euro per malattie ed eventi cardiovascolari, che potrebbero essere ridotti dell'80% eliminando i fattori di rischio.

In Italia il tasso di mortalità per MCV è pari a 383 morti ogni 100 mila abitanti (Eurostat, Public health, 2013); ogni anno sono oltre 135 mila gli eventi coronarici acuti (infarti), e circa un terzo di questi ha un esito fatale. È stato evidenziato, inoltre, che chi ha avuto un primo infarto ha maggiori probabilità di rischio di averne un secondo. La possibilità di ricovero, infatti, entro i due anni dal primo evento coronarico acuto, è superiore al 60% dei casi e il 30% di questi è dovuto a una nuova sindrome coronarica acuta.

L’idea che i segni di aterosclerosi e le MCV siano clinicamente rilevanti solo durante l'età adulta e anziana è cambiata negli ultimi anni. Vi è crescente evidenza, infatti, che le malattie cronico degenerative dell’età adulta cominciano a formarsi nelle prime fasi dello sviluppo e della crescita.

Già dagli anni 80 del secolo scorso Barker ipotizzava che le più frequenti patologie dismetaboliche acquisite, tipiche dell’età adulta, sarebbero legate al fenomeno del “fetal programming”: nel caso in cui le capacità dell’unità materno-placentare non soddisfino le richieste del feto, i primitivi adattamenti di questo favorirebbero lo sviluppo di patologie quali l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiovascolari e il diabete mellito tipo II (1,2).

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Febbraio 2018 10:55 Leggi tutto...

L'importanza della doppia broncodilatazione nei pazienti BPCO

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La BPCO è una malattia in continua e costante espansione sia per quanto riguarda i casi accertati che per il numero dei decessi ad essa legati. Le autorità sanitarie e le società scientifiche di tutto il mondo registrano infatti un incremento costante e allarmante della malattia, per cui è indispensabile ogni sforzo mirato al controllo della medesima. Questa patologia, di grande rilevanza nel mondo industrializzato, conta nel mondo oltre 210 milioni di casi (© World Health Organization 2007), mentre in Italia la stima è di 3 milioni di malati, di cui oltre 60.000 in Ossigenoterapia a Lungo Termine (necessità di assunzione di Ossigeno per almeno 18 ore al dì) e circa 20.000 in ventiloterapia (ventilazione meccanica che fornisce aria arricchita di ossigeno mediante maschere facciali) . Si calcola che nel 2030 questa patologia sarà la III causa di morte nel mondo e che nel 2020 rappresenterà la V causa di disabilità e alterata qualità di vita.

L’andamento della BPCO è caratterizzato da riduzione del flusso espiratorio, air trapping, riacutizzazioni, creando iperinsufflazione che causa dispnea, ridotta tolleranza all’esercizio fisico, ridotta attività, scadente qualità di vita correlata allo stato di salute, progressione della malattia ed infine morte(1-2).

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Novembre 2017 11:38 Leggi tutto...

Genetica e medicina delle 4P: questo matrimonio s'ha da fare?

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Antonio Vittorino Gaddi (^), Pasquale Ortasi (°), Maria Giorgia Barbieri(°), Tempesta Sergio (+), Giovanni Ussia (*), Marco Manca ($), Tommaso Diego Voci (§).

 

(^) Sezione Emilia Romagna della Società Italiana di Salute Digitale e Telemedicina e Laboratorio di Scienze e Tecnologie della Salute della GTechnology Foundation, Bologna e Modena.

(°) Struttura multifunzionale LugoMedica, Lugo

(+) TPE (Tecnobios Prenatale Eurogenlab) e Laboratorio Caravelli, Bologna

(*) Consultant Surgeon, London, UK

($) Presidente Fondazione ScimPulse, Maastricht, NL

(§) Fondatore e Rappresentante Legale ACSA Onlus, Torino/Roma

 

 

1.0 Premessa

Va oggi molto di moda la medicina delle 4P (Medicina Preventiva, Predittiva, Personalizzata e Partecipativa) se non delle 5P (4P + medicina psico-cognitiva).  Se ne trovano tracce tra i documenti del Ministero e delle varie Autorità e Istituzioni sanitarie; in alcune Regioni sono previste dai piani sanitari regionali. Ma al di là di scenari avveniristici più o meno auspicabili, cosa c’è di utile per il cittadino o per il malato - oggi- dietro queste definizioni?

Tentiamo qui una risposta razionale basata sulla letteratura recente e filtrata dal ragionamento clinico, senza pretese di esaustività, ma certi di dare un contributo dialettico e –assieme- una scossa all’ingessato sistema della diagnostica territoriale che caratterizza l’Italia e alcune zone d’Europa, osservando che in molte nazioni, e in particolare in Nord America, la letteratura si schiera sempre più a favore del ricorso alla medicina predittiva genetica (1-6).

Negli ultimi anni si è registrata l’esplosione dei test genetici offerti a tutti, in alcuni casi addirittura per l’impiego “direct to consumer” come purtroppo statuito da alcune istituzioni, tra cui la stessa Food and Drug Administration. La pressione del mercato (vendita online di test genetici, se mai effettuabili su saliva, e senza necessità di prelievo) sta muovendo interessi miliardari e, assieme, intere sezioni dell’opinione pubblica. Il caso di Angelina Jolie[1], pubblicato sul New York Times nel 2013, è oggi riportato anche su Wikipedia … e la gente parla comunemente del “gene Julie” per fare riferimento al Breast Related Cancer Antigen (BRCA)(7).

Mentre questi fenomeni mediatici “a furor di popolo” tirano la volata all’avvento di nuove forme di medicina, gli scienziati e i clinici parlano di super-convergenza di fattori innovativi che “necessariamente determineranno” l’inizio di una nuova era della medicina stessa[2],[3]. In parallelo la System Medicine e la Precision Medicine cercano ancora regole proprie e nuovi modelli applicativi (8-12) … e mentre tutto questo accade … i medici trovano difficoltà nel tradurre i dati della ricerca in benefici tangibili per i pazienti, a loro volta sensibilizzati dai media e spesso in attesa di soluzioni miracolose, o fantasiose, quando non alternative.

Questo stato di cose si riverbera negativamente anche nella interazione tra clinici, responsabili della salute e autorità sanitarie, in particolare in merito alla utilizzazione delle linee guida, oggi irrinunciabili ai sensi di Legge (L. 28-2-2017 “Gelli”), rispetto alle mutevoli attese di cura da parte dei malati e alle incredibili opportunità di cura che sia il laboratorio moderno sia i mezzi informatici ci offrono.

Proponiamo nel testo che segue la nostra visione e proposta di soluzione della questione.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Luglio 2018 22:03 Leggi tutto...

Il primo soccorso va a Scuola grazie alla Calabria

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In classe si potrà insegnare a salvare persone: la norma con i decreti attuativi è stata inserita nella riforma. Pieno successo dell’onlus “Un messaggio per la vita” presieduta da Enzo Natale

Ma, alla fine, utile a rendere più moderna e funzionale l’offerta formativa per milioni di studenti italiani. Il cosiddetto “decreto Buona scuola” che, a luglio, è stato tramutato in legge, ha trovato la sua piena attuazione con l’approvazione dei Decreti Attuativi. Ha portato con sé anche diversi elementi estremamente positivi. La battaglia intrapresa nel 2005 dalla Faculty dell’onlus “Un messaggio per la vita”, presieduta dal dottore Enzo Natale - primario del reparto di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia - ha infatti trovato l’epilogo migliore che si potesse immaginare: nel decreto è stata inclusa la possibilità, facoltativa, di introdurre nelle scuole italiane l’insegnamento delle tecniche di primo soccorso. Agli studenti, cioè, verrà insegnato a praticare un massaggio cardiaco e ad effettuare con determinazione le corrette e tempestive manovre sanitarie che consentano, anche in regime di emergenza, di salvare vite umane. È proprio nella primissima fase in cui si presenta una patologia traumatica che si gioca la sfida della vita: il tempo in cui viene effettuato un massaggio cardiaco innalza di molto la possibilità di assicurare la sopravvivenza di un paziente (almeno il 30 per cento in più!). Ecco perché la battaglia decennale intrapresa e vinta dall’associazione che il dottore Natale presiede insieme al professor Mario Balzanelli merita la massima considerazione e condivisione.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Luglio 2017 10:48 Leggi tutto...

Alcuni tristi pensieri sulla Medicina Difensiva: paura o alibi? La Carta di Saint Vincent

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Si è registrata negli anni recenti in Italia una situazione che deriva dalla massificazione della medicina che ha, in parte, perso la sua funzione empatica e relazionale e, come logica conseguenza, dalla lievitazione di un contezioso tra medico e paziente. Il medico, specie se giovane e all’inizio della carriera, si è visto giudicato e sorvegliato costantemente dalla Magistratura, non sempre in modo sereno, realistico e obiettivo per il fatto oggi che l’errore nella prestazione sanitaria viene considerato inaccettabile in ragione degli sviluppi della scienza medica.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Marzo 2012 10:31 Leggi tutto...

La moderna radioterapia nel paziente geriatrico

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L’assenza di studi prospettici sugli effetti dell’irradiazione riguardo a tolleranza, controllo locale e sopravvivenza relativamente alla popolazione anziana rende complicata la corretta definizione di linee guida e di tecniche radioterapiche specifiche per tale popolazione.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Marzo 2012 16:27 Leggi tutto...

Novità tecnologiche in gastroenterologia

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Le malattie dell’apparato digerente rappresentano ancora un motivo di preoccupazione per il malato e un’enorme spesa per il sistema sanitario pubblico e quello assicurativo privato, nonostante gli importanti progressi effettuati in campo medico gastroenterologico. La prevenzione e la diagnosi precoce sono gli obiettivi della ricerca in gastroenterologia.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Luglio 2011 14:26 Leggi tutto...

La formazione in medicina nel Sistema Universitario italiano: Medicina Interna e Geriatria

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La  revisione dell’ordinamento didattico del Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia (CLMeC, denominato LM-41) ha portato alla indicazione dettagliata degli obiettivi formativi più rilevanti del Settore Scientifico Disciplinare (SSD, denominato MED/09) che comprende medicina interna, geriatria, medicina d’urgenza e medicina generale. Tali indicazioni  dovevano tenere conto della realtà epidemiologica e demografica cioè dell’aumento progressivo delle persona anziane e della emergenza delle malattie croniche con conseguente disabilità e anche della strutturazione del sistema sanitario nazionale (SSN).

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Luglio 2011 15:34 Leggi tutto...

La prevenzione del diabete mellito tipo 2 nell'anziano: da millenni resta valido l'insegnamento di Ippocrate

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Nel 2009 il diabete veniva indicato come causa principale di morte in 20.760 casi e come concausa in 71.978 casi. Il Sud rappresenta a tutt’oggi il maggior serbatoio di persone pari a circa 1.000.000, affette dalla malattia, una volta e mezzo più numerosi di quelli residenti nelle regioni del Nord-Ovest e del Centro, il doppio rispetto ai residenti del Nord-Est e il triplo di quanti vivono nelle Isole. Attualmente sanno di esserne colpiti oltre 3 milioni di pazienti, per la maggior parte appartenenti alle classi più povere e all’età anziana, caratterizzate entrambi da una grande prevalenza di adiposità viscerale (se non obesità) e di inattività fisica, due fattori di rischio fondamentali per il diabete tipo 2 (DMT2, insulino-resistente).

In relatà gli ultra-settantacinquenni, che di per sé assommano al 40% di tutti i pazienti con DMT2, rappresentano il 20% della popolazione generale e non a caso i geriatri hanno sottolineato il forte legame esistente fra DMT2 ed invecchiamento, ben descritto nella Fig.1. Entrambi i fattori infatti  sono caratterizzati da un’elevata prevalenza di infiammazione cronica di basso grado, malnutrizione, insulino-resistenza ed obesità sarcopenica, con conseguente ridotta massa e forza muscolare, esauribilità fisica, ridotta resistenza alla fatica. Tutti questi purtroppo sono responsabili nel loro insieme di disfunzione degli arti inferiori e propensione a cadute rovinose con ospedalizzazione protratta e conseguente rapida progressione dalla fragilità alla disabilità [1].

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Febbraio 2018 23:46 Leggi tutto...

Intervista all’Avv. Gian Paolo Zanetta, direttore generale della Città della salute e della scienza di Torino

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Intervista all’Avv. Gian Paolo Zanetta, direttore generale della Città della salute e della scienza di Torino

A cura di Giuseppe Luciano

Questa intervista al Direttore generale della Città della salute e della scienza di Torino apre un programma di presentazione del profilo e dello stile professionale dei manager delle Aziende più interessanti del Servizio sanitario nazionale, nonché delle iniziative adottate per migliorare l’efficienza della loro gestione.

La Città della Salute e della Scienza di Torino è il polo sanitario più grande a livello nazionale ed europeo, contando oltre diecimila dipendenti e garantendo diagnosi, cura e assistenza sanitaria di terzo livello in molteplici percorsi di cura, con approcci multidisciplinari che assicurino cure appropriate e altamente qualificate. Come è noto, con i suoi molteplici presidi ospedalieri di riferimento regionale (Molinette, San Lazzaro - ospedale San Giovanni antica sede, CTO - istituto chirurgico Maria Adelaide, Ospedale infantile Regina Margherita, ospedale osterico-ginecologico Sant’Anna), grazie anche all’apporto della facoltà universitaria di Medicina e Chirurgia di Torino, costituisce un’Azienda sanitaria competitiva a livello europeo, anche nel campo della ricerca.

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Dicembre 2017 12:40 Leggi tutto...

I nuovi glucometri nella personalizzazione della cura del diabete

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Felice Strollo1, Giovanna Strollo2

1 Istituto San Raffaele Termini, Roma; 2 Ospedale FBF San Pietro, Roma

 

Il monitoraggio glicemico, come affermano tutte le società diabetologiche, non è solo un metodo utile a conoscere i valori circolanti del glucosio ma anche - e soprattutto - un elemento fondamentale della cura. L’analisi del diario giornaliero delle misurazioni eseguite ad orari opportunamente prefissati, infatti, consente al paziente di adattare la terapia al proprio stile di vita e al diabetologo di sfruttare la visita periodica di controllo per rendere il paziente più partecipe, consapevole e attivo nella gestione quotidiana della patologia. 
La misurazione sfrutta la reazione di ossidazione del glucosio basandosi su due metodi alternativi, glucosio-ossidasi o glucosio-deidrogenasi: la velocità di tale reazione risulta proporzionale alla concentrazione di glucosio nel sangue e l’accoppiamento del dato elettrico alla lettura emato-chimica fornisce il risultato finale.

Nel tempo si è assistito a un progressivo miglioramento tecnologico degli strumenti, con lo sviluppo di dispositivi sempre più affidabili, pratici e facili da usare: così, dai primi misuratori degli anni '70, basati su una striscia reattiva che modificava il colore in proporzione alla reazione del glucosio del sangue con la glucosio-ossidasi presente nella striscia stessa, si è passati ad apparecchi elettrici per effettuare una lettura colorimetrica strumentale sempre più miniaturizzati. Ora poi i glucometri, oltre ad assumere dimensioni molto piccole, sono divenuti maneggevoli, sono dotati di connessione al computer per la gestione dei dati e a volte presentano degli optional particolari, come un display colorato, elevata dimensione dei caratteri per una lettura semplificata e addirittura la possibilità di allarmi acustici e di comunicazione del risultato in lingua attraverso un piccolo altoparlante incorporato.

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Ottobre 2017 14:38 Leggi tutto...

Radicali Liberi di Ossigeno: amici o nemici dell’invecchiamento?

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Si stima che nel 2060, circa il 30% della popolazione europea sarà costituito da ultraottuagenari. In un mondo che invecchia rapidamente, una delle principali sfide della ricerca biomedica è migliorare la qualità di vita dell’anziano e al contempo contenere la crescente spesa sociosanitaria dedicata alla gestione delle malattie geriatriche. Per esempio, il solo trattamento delle ulcere cutanee recidivanti, un problema tipico dell’anziano, costa ora ai sistemi sociosanitari europei circa il 2% dell’intero budget allocato, mentre negli USA il loro trattamento costa annualmente più di venticinque miliardi di dollari. Quindi, se da un lato l’aumento dell’aspettativa di vita nei paesi occidentalizzati può considerarsi un grande successo della medicina moderna, dall’altro lato, l’impennata di malattie geriatriche ad esso associato rischia di diventare il tallone d’Achille dei sistemi sociosanitari e assistenziali. La ricerca di soluzioni maggiormente efficaci e sostenibili alle problematiche dell’invecchiamento rappresenta dunque un obiettivo strategico fondamentale del programma di finanziamento alla ricerca scientifica “Horizon 2020” della Comunità Europea.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Luglio 2017 10:48 Leggi tutto...

Il cervello e la sua modificabilità

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Fino a non molti anni fa era opinione comune credere che il cervello, in quanto macchina straordinaria e altamente complessa, non fosse modificabile e le sue cellule, i neuroni, fossero destinati a una progressiva ma inesorabile morte, più accentuata dopo i venticinque anni. Finalmente, alle soglie del terzo millennio, si è confermato una volta per tutte che il sistema nervoso è in grado di modificare la propria struttura in risposta sia agli stimoli provenienti dall’organismo sia a quelli provenienti dall’ambiente esterno.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Marzo 2012 14:09 Leggi tutto...

Carcinoma prostatico

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Nel corso degli anni ’90, nelle persone di sesso maschile dei paesi occidentali il carcinoma della prostata (CaP) ha progressivamente superato il cancro al polmone in termini di incidenza. Nel 2008 sono stati registrati in USA 190.000 nuovi casi di CaP con relativi 29.000 decessi.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Marzo 2012 11:27 Leggi tutto...

Informazione facile. Una newsletter come strumento di riabilitazione

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Informazione facile (IF) è nata nel 2003 su impulso di un gruppo di lavoro formato da logopedisti, giornalisti, informatici ed è attuato in collaborazione con la S.C.U. di Audiologia e Foniatria dell'Università di Torino, ASO San Giovanni Battista di Torino.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Luglio 2011 14:26 Leggi tutto...

L'esame del polso dall'oblio a un nuovo umanesimo

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“Vi è più di una saggezza e sono tutte necessarie al mondo: non è male che esse si alternino”
Marguerite Yourcenair. Memorie di Adriano.

Questo mio primo editoriale del 2011 inizia con un ossimoro: il futuro della medicina sta nel suo passato. In seguito, preciserò meglio questa asserzione e, in particolare, cercherò di analizzare i rapporti, le analogie e le differenze tra la medicina del XX secolo e quella del XXI e rilevare come dovrà operare il medico del prossimo domani.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Luglio 2011 11:51 Leggi tutto...

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